Nelle sale delle antiche scuderie di villa Mazzucchelli é ubicato il Museo della Moda e del Costume. La collezione, che ha origine dalle ricerche e nei viaggi di Franca Meo, è costituita da circa 5.000 pezzi, comprensivi di abiti, accessori, cappellini, fazzoletti, ombrellini, ventagli, guanti, monili, biancheria intima e da casa, paramenti sacri, strumenti da lavoro, abbigliamento infantile e giocattoli, cronologicamente databili dalla metà del Settecento fino alla nascita dell’alta moda nel Novecento. Una collezione di abiti etnici del XIX e XX secolo arricchisce il fondo del Museo. Tra i materiali che compongono le ricche raccolte vi sono, inoltre, fotografie storiche, stampe antiche, cartoline e figurini dell’Ottocento e del Novecento, che costituiscono una sezione specifica di documenti iconografici sull’evoluzione del gusto vestimentario in età moderna. Il percorso espositivo si articola in sei sezioni, partendo dalla Sala delle Colonne, che viene periodicamente riallestita e destinata a mostre temporanee dedicate alla moda.

La moda femminile. Abiti e accessori lungo un secolo di storia Il patrimonio vestimentario raccolto da Franca Meo documenta un arco cronologico tra i più interessanti della storia della moda, dalla fine dell’Ottocento a tutto il Novecento, un patrimonio che si arricchisce continuamente mediante significative donazioni. Dire moda vuol dire raccontare l’evoluzione di un gusto, ma soprattutto ricostruire il ruolo e le caratteristiche della società del tempo che l’ha generata. –

Il costume etnico. Asia, Africa, America. Raccolti durante i numerosi viaggi compiuti da Franca Meo, i costumi e gli accessori etnici documentano non solo la passione per le culture extra-europee, ma anche l’attenzione particolare per gli usi e le tradizioni locali e per i significati simbolici ad essi connessi, nell’intento di far rivivere, più che l’abito in sé, il contesto culturale che li sottende. Preziosi chimoni e sari in seta ricamata si affiancano a caffettani in velluto e casacche in lana grezza, dove emerge, oltre ai vivaci accostamenti cromatici, l’abilità della lavorazione artigianale che spesso contempla anche la tintura con elementi naturali, di origine animale o vegetale.

La biancheria. La produzione del corredo costituisce, per ogni ragazza – di qualsiasi estrazione sociale – l’obiettivo primario della preparazione alle nozze. Spesso confezionato già a partire dall’età adolescenziale, esso impegna le future spose in un lavorio paziente, supportato spesso da insegnamenti casalinghi o da corsi gestiti da istruttrici esterne. Riposto in cassoni ampi, esso è ampiamente documentato soprattutto nel corso dell’Ottocento, quando assume talvolta dimensioni spropositate, transitando, magari, senza neppure essere utilizzato, dalle figlie alle nipoti.Consta essenzialmente di indumenti di biancheria intima oltre che, soprattutto, di lenzuola, finemente tessute a telaio e ricamate con motivi figurativi o geometrici, oltre che col no-me della nubenda o, ancora, con scritte benaugurali. La biancheria intima segue di pari passo le caratteristiche dell’abito soprastante.

Lavori attorno al focolare domestico. L’ampio spazio riproduce una cucina d’epoca: il fuoco ne costituisce il fulcro, non solo visivo, a documentare che, proprio la cucina, almeno fino ad alcuni decenni fa, costituiva il cuore pulsante della casa. Numerose sono pertanto le testimonianze materiali, soprattutto oggetti in legno, che fanno da sfondo ad alcuni abiti femminili della fine dell’Ottocento e dei primi decenni del Novecento, selezionati tra quelli da giorno, alcuni indossati durante le attività casalinghe. Un’ampia selezione di strumenti per la cucina riempie gli spazi della credenza e della madia, tra piatti e posate, paioli in rame, girarrosti, zangole per la produzione del burro, oltre a bilance e stampi in metallo. Un’ampia selezione di ferri da stiro, oltre ad uno strizzatoio professionale, documenta la contiguità degli impegni domestici.

I pinocchi della Collezione Tosi. Giovanna Briani Tosi ha avviato la sua preziosa collezione di pinocchi giocattolo a partire dalla metà del Novecento. Ha potuto così rintracciare, con paziente dedizione, un nucleo consistente di pezzi che datano dai primi anni del secolo scorso al 2000, realizzati nei materiali più diversi. sesta sezione – La cameretta del bambino Senza distinzione tra modelli maschili e femminili, i completi da neonato sono caratterizzati, almeno fino all’inizio del Novecento, da pochi ed essenziali elementi, quali le fasce che ne avvolgono il corpo, una vestina lunga fino ai piedi, cuffia e bavaglino. Nella collezione di Franca Meo un posto di rilevo è rappresentato dai completini da battesimo, cerimonia non solo religiosa che chiama a raccolta tutto il parentado, in oc-casione della prima apparizione pubblica del pupo. Confezionati con tessuti preziosi, spesso sono destinati a vestire, in pendant, anche la mamma e le damigelle che seguono la ceri-monia. Sito Internet