La Fondazione Giacomini Meo Fiorot ha sede nella bellissima ala occidentale di Villa Mazzucchelli, tra le più orientali della Provincia di Brescia e quindi prossima al Veneto, al cui ambito culturale in senso ampio partecipa. La Villa è situata a Ciliverghe di Mazzano in una posizione strategica tra Brescia e il Lago di Garda ed è dichiarata monumento nazionale. L’edificio è prudenzialmente da collocarsi nell’ampia sfera palladiana, e del resto, sembra proporsi quale prodotto intermedio fra le due aree culturali, quella lombarda e quella veneta. Villa Mazzucchelli si rivela infatti lombarda nell’impostazione complessiva, nell’usuale schema ad U, mentre lo scenografico pronao, unico in tutto il territorio lombardo, è di evidente stampo palladiano, ed è stato realizzato con l’impiego di sei colonne provenienti dall’antica chiesa di San Pietro de Dom (demolita per far posto al Duomo nuovo di Brescia). La costruzione e la decorazione della Villa sono legate alla figura di Federico Mazzucchelli (Brescia, 1671- 1746) e del figlio Giammaria (Brescia, 1707-1765), noto letterato del ‘700: nel 1722 Federico Mazzucchelli rilevò la cinquecentesca casa padronale dei nobili Maggi, aggiungendo poi al complesso esistente il corpo centrale e l’ala occidentale; il figlio Giammaria condusse a termine i lavori nel 1753, com’è ricordato nella lapide posta tra l’architrave e il timpano della porta centrale nel pronao. Il percorso all’interno della Casa Museo Giammaria Mazzucchelli, nell’ala occidentale della villa, si apre nella sala da pranzo, con mobili e arredi della fine dell’Ottocento, appartenuti a Cristoforo Tempini che acquistò la villa intorno al 1875 da Marietta Longo (Brescia, 1803-1878), moglie di Giammaria Mazzucchelli (Brescia, 1767-1836), nipote del letterato settecentesco. Sulla parete nord si può ammirare il camino in pietra composto da un’architrave tripartita sagomata, sostenuta da eleganti mensole con zampe leonine. Lo stemma posto al centro del camino, appartenente alla famiglia Tempini, si ripete a stampa anche sulle sedie rivestite in cuoio. Nella piccola saletta adiacente sono collocati quattro dipinti: il ritratto del 1580 di Giovanmaria Mazzucchelli (nato nel 1528) e quello della fine del ‘700 di Francesco Mazzucchelli, figlio di Giammaria; l’albero genealogico della famiglia e lo stemma dei Mazzucchelli, nei quali è ben evidente l’acquisizione del titolo nobiliare di conte da parte di Federico nel 1736 e la successiva iscrizione della famiglia nel Libro d’oro dei veri titolati dello Stato veneziano. Accanto ai mobili del ‘700 e dell’800 si può ammirare il lampadario in vetro soffiato di Murano realizzato nella seconda metà del XVIII secolo, antico modello per i lampadari delle altre sale realizzati in età moderna. La saletta della musica, intima e raccolta, conserva un pianoforte a gran coda da concerto della Steinway and Sons appartenuto nel Novecento ad Arturo Benedetti Michelangeli. Lo strumento, modello D (riconoscibile per la presenza della lettera accanto al numero di telaio), è uno dei due esemplari autografati nella cassa armonica dello stesso maestro e, grazie al numero di matricola (n. 350047), è possibile collocare la sua realizzazione a dopo il 1950. La sala del Savani, vicina a quella dei ritratti, è arricchita da numerosi arredi dell’inizio dell’Ottocento, realizzati in legno dorato rivestiti da una tapezzeria a tinte chiare. La volta della sala è ricoperta da affreschi scenografici, ricchi di effetti lumunistici e da una spiccata audacia spaziale di sapore tiepolesco. Questa imponente scena ci fa riscoprire la figura di Francesco Savani (Brescia, 1723-1772), artista bresciano per lungo tempo dimenticato a causa dell’immeritata censura della storiografia dell’inizio del XX secolo. In questa elegante sala si può anche ammirare un fortepiano a coda firmato “F. Mullner/ Spittelberg in Wien/ n°101”, fabbricato nella prima metà del 1800 a Vienna. La Biblioteca, oltre a numerose pubblicazioni di storia della moda e del costume, di storia dell’arte e del vino, conserva manoscritti e libri a stampa appartenuti a Giammaria Mazzucchelli, letterato e figura rilevante nella vita pubblica e culturale della città di Brescia, membro di numerose importanti Accademie. La volta del soffitto è affrescata in stile eclettico alla fine dell’Ottocento, così come si evince dalla presenza degli emblemi della famiglia Tempini, lo stemma e la siglia C. T. in lettere dorate sul lato sinistro, che andranno ricondotti alla figura di Cristoforo Tempini. Dalle finestre della stanza si può ammirare il grandioso parco all’italiana, originariamente con dieci statue raffiguranti le maschere della Commedia dell’arte e alcune statue di Nettuno realizzate da Alessandro Callegari (Brescia, inizi XVIII-1770). In una piccola sala verso mezzogiorno, all’interno del medaglione della volta, si trova un monocromo, realizzato sempre dal Savani che ricorda la pace indetta da Martino V nel 1427 per la quale Brescia passò sotto il dominio di Venezia.