Arco è situata nel cuore del Garda Trentino. Da un lato Arco si affaccia sul Lago di Garda, dall’altro è protetta dalle montagne. È rinomata come località di riposo e cure, grazie al clima mite, all’aria pulita e salubre e alla posizione panoramica sul Lago. L’Arciduca Alberto d’Asburgo realizzò ad Arco la propria residenza invernale, la Villa Arciducale, circondata da un parco lussureggiante, l’Arboreto, dove oggi si trovano piante esotiche e mediterranee. Gli Asburgo ornarono la città con parchi e giardini, eleganti ville liberty e bellissimi palazzi. Il Castello di Arco, una delle fortezze medievali più belle e suggestive di tutto l’arco alpino, fu costruito dai conti d’Arco sulla cima di una torre rocciosa, che domina la piana del fiume Sarca e offre un panorama di indiscutibile fascino. Arco è la capitale mondiale del free-climbing: ogni anno ospita il Rock Master, competizione sportiva mondiale di arrampicata che richiama atleti da tutto il mondo. La città è anche molto apprezzata dagli appassionati di mountain bike e dagli escursionisti. Dalla città di Arco una pista ciclabile porta direttamente al Lido di Arco. Il Lido di Arco, sulle costa del Lago tra Riva del Garda e Torbole, offre una spiaggia attrezzata e ospita il centro vela e windsurf.
STORIA
Alcune testimonianze e studi sul territorio hanno potuto stabilire che durante il periodo del neolitico diverse popolazioni – di origine ancora oggi sconosciute – abitarono le zone della piana del fiume Sarca, fondando nell’età del Bronzo e in quella del Ferro nuovi insediamenti abitativi. Nel XII secolo subì l’occupazione di una signoria proveniente dalla Baviera che riuscì a conquistare il castello, quest’ultimo forse eretto dall’imperatore Teodorico, ottenendo in seguito l’ufficiale investitura feudale di Arco dal vescovo di Trento Altemanno. Arco fu quindi una delle località interessate dalle vicende umane e storiche che si svolsero tra il XI secolo e il XIII secolo e dalle numerose proprietà che videro protagonisti i vari componenti della famiglia degli Ezzelini. Proprietà che furono ampiamente accertate, censite e documentate dopo la loro definitiva sconfitta avvenuta nel 1260. Nei secoli successivi il borgo – dopo essere stato più volte saccheggiato e incendiato – divenne dominio dei Visconti, degli Scaligeri e della Repubblica di Venezia. Seguì quindi l’annessione all’Impero austriaco e sarà solo dopo il termine della Prima guerra mondiale che diverrà parte integrante del Regno d’Italia.
MONUMENTI E LUOGHI DI INTERESSE
Il castello di Arco. La città si sviluppa alle pendici di una rupe rocciosa dalla quale il magnifico castello medievale domina l’intera valle dell’Alto Garda. Originariamente il castello fu in pratica un borgo fortificato difeso da possenti mura e da un buon sistema di avvistamento grazie alle torri presenti ai vari lati del nucleo. L’intero complesso era costituito dalle due torri Renghera, posta nella parte più alta della rupe, e Grande nonché diversi edifici quali il rondello delle prigioni, il laboratorio del fabbro, la cantina, il molino e tre cisterne. Secondo alcune fonti la sua costruzione ebbe origine nel medioevo, eretto dagli stessi abitanti di Arco e solo in seguito divenne proprietà della nobile famiglia arcense che dominò queste terre. Il castello fu abbandonato nel corso del Settecento anche a seguito dell’assedio delle truppe francesi nell’estate del 1703 comandate dal generale d’oltralpe Luigi Giuseppe di Borbone-Vendôme. Chiesa e Piazza di Ema, ca. 1880. Un accurato restauro nel 1986 e altri negli anni successivi, commissionati ed eseguiti dalla provincia autonoma di Trento e dal Comune di Arco, hanno permesso la scoperta e il recupero di alcuni cicli di affreschi raffiguranti cavalieri e dame di corte dell’epoca medievale. Ancora oggi il castello di Arco richiama ogni anno migliaia di visitatori offrendo un panorama incantevole della zona e una visita tra suggestive rovine. Le abitazioni del centro storico, disposte appunto ad arco attorno alla rupe dell’antico castello danno secondo alcuni il nome alla cittadina, un’altra corrente di pensiero dice che il nome deriva dal latino Arx, arcis la rocca, appunto per la presenza di questa importante opera di fortificazione. Santuario di Santa Maria delle Grazie. Il santuario e l’adiacente convento furono eretti tra il 1475 e il 1492 per volere del conte locale. Nei secoli successivi l’edificio subì diversi interventi di ristrutturazione, ma ancora oggi sono ben visibili nel chiostro le arcate a sesto ribassato e alcune colonne con capitelli lisci databili alla primaria costruzione quattrocentesca. All’interno del santuario è conservata una statua in legno raffigurante la Vergine Maria risalente molto probabilmente al XV secolo. Collegiata dell’Assunta. La collegiata dell’Assunta. Sita nella piazza principale della città, piazza 3 Novembre. I lavori di edificazione furono intrapresi nel 1613 sui resti di un’antica e precedente chiesa di origine romanica, affidando il progetto all’architetto trentino Giovanni Maria Filippi da Dasindo. I lavori, finanziati anche dalle diverse comunità della zona, si protrassero per alcuni decenni fino al 1630 quando dovettero essere interrotti a causa della violenta epidemia di peste che decimò – quasi tremila vittime – la comunità arcense. La collegiata fu ufficialmente consacrata il 15 maggio del 1671. All’interno della collegiata – ad unica navata – vi è presente una statua marmorea dedicata all’Assunta, forse opera dello scultore Gabriele Cagliari di Verona. Tra gli altari presenti, di cui cinque sono opera di Domenico Rossi, il quarto sulla destra è intitolato al Santissimo Sacramento – chiuso da una cancellata in ferro ed ottone – mentre il secondo altare di sinistra è dedicato alla Maria Maddalena scolpito dai fratelli Cristoforo e Sebastiano Benedetti di Castione. Sopra il primo altare di sinistra è presente una pala raffigurante la Madonna con il Bambino Gesù, due angeli e san Michele Arcangelo attribuita a Felice Brusasorzi. La cantoria in legno è opera di Giacomo Benedetti di Desenzano del Garda, ultimata nel 1731. Adiacente il presbiterio sono collocati i due ingressi nel pavimento che conducono ad un sepolcro sotterraneo dove in passato venivano sepolti i canonici della collegiata e i conti locali. Negli ultimi anni del XIX secolo qui fu sepolta – provvisoriamente – la salma di Francesco II delle Due Sicilie, l’ultimo monarca del Regno di Napoli, morto ad Arco nel 1894. Chiesa San Trinità. Chiesa tedesca della Comunità Evangelica Luterana di Merano. Fu eretta da una comunità evangelica nel 1903 e nel primo dopoguerra affidata alla chiesa Collegiata di Arco; fu dedicata a S. Teresa di Gesù Bambino e benedetta nel 1934.Dal 1970 usata e gestita dalla Comunità evangelica con sede a Merano (Bz). È un pregevole edificio neogotico, dal ripido tetto embriciato. Chiesa di sant’Apollinare. La chiesetta è di origine romanica ed è situata nella frazione di Prabi. La facciata e gli esterni furono affrescati tra il XV e il XVI secolo, mentre l’interno accoglie pregevoli affreschi del Trecento. Chiesa di san Martino. Situata in località San Martino la chiesa fu completamente ricostruita nel corso del Cinquecento e al suo interno sono presente diversi cicli di affreschi del periodo rinascimentale italiano. Chiesa di San Rocco. Sita nella frazione di Caneve la sua costruzione è risalente al XIV secolo. Santuario Madonna di Laghel. Costruito nel 1700 in stile barocco sorge in cima alla ripida Via Crucis. Un “Gesù morto”, opera dell’artista gardenense Josef Moroder-Lusenberg fu collocato nel sepolcro dopo il restauro del santuario il 19 marzo del 1896. Palazzo Ducale, ca. 1880. Palazzo Marchetti. L’edificio, originariamente denominato Palazzo di San Pietro, è risalente al Cinquecento ed è situato sul lato est della Collegiata dell’Assunta. Il palazzo fu di proprietà dei conti di Arco fino alla metà del XIX secolo quando fu ceduto a Saverio Marchetti, giudice originario di Bolbeno. All’interno del palazzo sono presenti diversi cicli di affreschi di epoche e pittori differenti, mentre all’ingresso sud dell’edificio nobiliare è ben visibile un portale attribuito al pittore e scultore Giulio Romano di Roma. Palazzo dei Panni. La costruzione è risalente agli ultimi decenni del XVII secolo e la sua edificazione fu voluta dal conte Gianbattista d’Arco; la forte testimonianza della nobile famiglia arcense è ancora oggi visibile sul portale dove campeggia lo stemma nobiliare del ramo di Andrea. Verso la fine del XVIII secolo l’edificio fu acquistato da Giovanni Battista Marosi, sacerdote di Bolognano, che trasformò la struttura in un lanificio da cui trarrebbe la denominazione dei Panni. La scelta di convertire il palazzo nobiliare in una piccola industria della lana fu voluta dal sacerdote per fronteggiare la forte crisi della disoccupazione e della miseria che imperversava nel paese. Il lanificio fu in attività per alcuni anni e una volta chiuso divenne, per tutto l’Ottocento, sede negli anni a seguire di diversi enti comunali quali caserma dei pompieri, asilo infantile e teatro cittadino. Agli inizi del XX secolo lo stabile ospitò diversi ragazzi dell’Istituto della Provvidenza e con l’avvento del Fascismo mutò la denominazione in Palazzo del Littorio. Oggi il palazzo – che ha assunto l’antica denominazione – è sede della Biblioteca Civica Bruno Emmert, bibliofilo di Arco, e dell’Atelier Giovanni Segantini. Proprio al Segantini è dedicata la scultura nel cortile interno del palazzo ad opera dello scultore locale Renato Ischia. Le sale dell’atelier vengono oggi adibite dal Comune di Arco come sede per convegni culturali e mostre di interesse artistiche e storiche. Arboreto di Arco. L’arboreto è un’area inserita nel precedente Parco Arciducale voluto dall’Arciduca Alberto d’Asburgo, quest’ultimo cugino di Francesco Giuseppe I d’Asburgo e che stabilì la propria residenza ad Arco nel 1872 erigendo la Villa Arciducale, ed esteso per un ettaro. Il progetto per la realizzazione dell’orto botanico fu affidato negli anni sessanta del Novecento a Walter Larcher, professore di botanica dell’Università di Innsbruck. L’arboreto, ricco di specie arboree e arbustive, accrebbe maggiore valore culturale e scientifico dopo il 1992 quando il Museo Tridentino di Scienza Naturali di Trento avviò diversi progetti di rivalutazione dell’intera area botanica; i lavori vengono avviati nel 1993 a cura del Servizio Ripristino e Valorizzazione Ambientale della provincia autonoma di Trento. Sempre nello stesso anno nuovi accordi tra il Comune di Arco e il museo di Trento fan sì che l’arboreto diventi sede distaccata del museo stesso. Le specie vegetali conservate sono all’incirca 150 e provenienti da diverse zone geografiche quali Europa meridionale e centrale, Asia orientale, Americhe e regioni africane.